Maria Grazia Tata compie una devota e classificatoria raccolta di rinvenimenti pressa la natura, di Ex voto, di tracce repertoriali, di impressioni labili e ravvisate nell’evocazione, nella persistenza del ricordo, nella prefigurazione di salvifiche ‘Resurrezioni’. Si affermano coordinate binarie: natura e mimesi, naturale e naturalistico, foglie essiccate e ricucite dalle tessiture della rievocazione conciliatoria e lamine metalliche piegate in forma di foglia. Il luogo, l’antro della Sibilla, gli strumenti divinatori animati dall’alito del vento …
come se essere artista signifîcasse rievocare, ricomporre, conciliare. Si confrontano due sistemi prosodici: la narrazione estetica e formale riconosciuta nelle emergenze di civiltà dagli uomini che operano in quelle stesse civiltà e la narrazione dell’artista che ha raccolto tracce, gore, ruggini, segni di consunzione stratificati dal tempo, preservati dalla natura. Ora spetta all’uomo conservare e trasmettere in contrasto con l’obliterazione.
Salvatore Enrico Anselmi, storico dell’arte, curatore, scrittore
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